DIMISSIONI DELLA COMMISSIONE
SANTER:
RIVOLUZIONE DEMOCRATICA A BRUXELLES?
Franco Malerba, Deputato al Parlamento Europeo, 19-3-1999.
Nei corridoi del Parlamento Europeo si commenta che le dimissioni
della Commissione sotto la spinta del Parlamento ha il potenziale
di diventare la più grande rivoluzione democratica
dopo la caduta del muro di Berlino, un punto di svolta nella
storia. Se questo processo sarà gestito correttamente
potrà dare grande beneficio alla nuova Europa.
Senza dubbio il Parlamento è all'origine della caduta
della Commissione: gli avvenimenti di lunedì scorso
- la pubblicazione del primo rapporto degli ispettori richiesto
dal Parlamento, le dimissioni drammatiche della Commissione
e le dichiarazioni (un poco stonate) del Presidente Santer
- hanno preso tutti i governi europei di sorpresa, assorbiti
nella ricerca di soluzioni per il piano di finanziamento della
politica europea nei prossimi cinque anni (Agenda 2000). Ma
ora il gioco ora è tornato in mano al Consiglio dei
capi di stato europei e alla presidenza di turno tedesca che
devono trovare e proporre una soluzione alla crisi.
Sul piano tecnico la procedura non potrebbe essere più
complicata; è chiaro a tutti che stiamo percorrendo
strade mai percorse prima (e forse anche instituendo nuove
prassi), ma forse non tutti sanno che proprio alla data del
1 Giugno prossimo entra in vigore il nuovo quadro istituzionale
del trattato di Amsterdam (che dà un ruolo più
importante al Parlamento nell'insediamento del Presidente
della Commissione). Ci sono pareri discordi quanto alla possibilità
"politica" di applicare le nuove regole per un'eventuale
investitura della nuova Commissione se questa avvenisse in
Maggio con qualche settimana di anticipo sulla data ufficiale
di entrata in vigore del trattato di Amsterdam. Ma c'è
un'altra difficoltà: questo Parlamento è in
fine legislatura e - se ha certo ancora tutti i poteri formali
per dare la fiducia ad un nuovo governo europeo - non ha più
l'autorità morale di insediare per cinque anni una
nuova Commissione, senza prima passare esso stesso attraverso
il vaglio delle elezioni ormai imminenti.
Sul piano politico esiste un largo consenso che si deve trovare
una soluzione rapida e convincente con un leader autorevole,
indiscusso e indiscutibile sotto il profilo dell'onestà
e della deontologia politica; questi dovrà essere capace
di assicurare la continuità dei molti e importanti
dossier in corso ma anche di produrre la rottura con il passato,
riformando profondamente le amministrazioni di Bruxelles per
ristabilire il primato della responsabilità politica
sulla burocrazia, un leader deciso a spezzare le cattive abitudini
e introdurre nuove procedure di valutazione individuale, di
controllo e di audit all'altezza dei compiti crescenti che
la Commissione ha assunto.
Tradizionalmente i commissari scelti dai governi erano persone
molto senior nel loro paese d'origine, che, finite per una
ragione o l'altra su un binario secondario e divenuti personaggi
scomodi, dovevano essere ricompensati con un grasso lavoro
internazionale. Questo ormai dovrà cambiare. I nostri
commissari Emma Bonino e Mario Monti , risultati assolutamente
irreprensibili e particolarmente autorevoli nelle loro funzioni,
sono l'esempio dell'evoluzione verso la nuova caratterizzazione
della politica che non può più essere "nepotista
e clientelare", ma che deve rispondere all'opinione pubblica
in chiave di professionalità e di trasparenza. I governanti
degli stati nazionali dovranno d'ora in avanti fare molta
attenzione a chi mandare in Europa nelle posizione di vertice;
io credo anzi che assisteremo al fenomeno nuovo di carriere
politiche iniziate nelle isitituzioni europee destinate a
continuare in crescendo nei paesi d'origine (così potrebbe
già succedere per i nostri ottimi Commissari di oggi).
Questa fertilizzazione di esperienze a doppio senso tra istituzioni
europee e nazionali mi pare ormai indispensabile per la coesione
democratica dell'Unione.
Il Parlamento Europeo è diventato in questa legislatura
un vero potere. Mi auguro che questa vicenda desti la più
grande attenzione da parte dei cittadini per capire e conoscere
meglio l'Europa e che questa si traduca in una partecipazione
forte alle elezioni del nuovo Parlamento in Giugno proprio
per questo nuovo vento di democrazia che il Parlamento ha
saputo far circolare nel mondo di Bruxelles. Da parte sua
il Parlamento deve anch'esso continuare a rafforzare i suoi
metodi gestionali interni, comunicare meglio con i cittadini,
responsabilizzare a sua volta la sua amministrazione.
Il processo che abbiamo messo in moto in questi mesi forse
è un po' approssimativo e caotico ma l'idea della responsabilità
dell'organo di governo europeo di fronte al Parlamento dei
cittadini è senza dubbio finalmente arrivato anche
nel cantiere dell'Unione Europea.
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