ANCHE INTERNET AVRA' UN
CODICE DELLA STRADA
Franco Malerba, Deputato al Parlamento Europeo, 06-1998.
Lunedí 29 Giugno prossimo la Commissione chiama i responsabili
delle industrie interessate al commercio elettronico e alla
societá dell'informazione a Bruxelles per una giornata
di discussioni in vista della scrittura di una carta dell'Internet.
Se vedrá la luce la Carta conterrá l'enunciazione
di principi e di codici di comportamento che favoriscano un
armonico sviluppo del commercio elettronico, rispondendo alle
incertezze e alle attese degli utilizzatori dell'Internet
sul piano dei principi e del diritto, la Carta potrebbe spianare
la strada alle trasformazioni del prossimo secolo, alla società
dell'informazione.
Ma cosa mai c'é di nuovo nell'Internet che non si possa
gestire con una semplice estensione delle regole giá
in vigore per gli altri mezzi di comunicazione? Che cosa contiene
di tanto innovativo questa nuova tecnologia da ridisegnare
i meccanismi di comunicazione tra gli uomini in modo cosí
profondo da suggerire parallelismi con l'invenzione della
stampa o della macchina a vapore? In effetti se l'apparizione
della televisione giá ha cambiato le nostre abitudini,
le comunicazioni Internet promettono molto di più:
televisione, radio e stampa trasmettono messaggi indifferenziati
verso un uditorio senza capacitá di interazione, sempre
piú distratto e disaffezionato; Internet invece ha
una capacità di comunicazione bidirezionale e il suo
uditorio è essenzialmente l'individuo, ora alla ricerca
di una specifica informazione ora di un collegamento con altri
individui con i quali condivide un interesse, pronto a ad
acquistare nuovi servizi con la stessa ingordigia con cui
si é recentemente dotato di telefono portatile. Mentre
i mezzi di diffusione tradizionali sono di solito strettamente
regolati, su Internet chiunque può diventare editore
e dialogare con i propri associati. Internet cambia il modo
in cui distribuiamo informazione in due aspetti essenziali:
ogni messaggio puó divenire altamente participativo
mentre i costi di distribuzione scendono quasi a a zero su
base mondiale, non ci sono punti di passaggio o di controllo
centrali, il costo di accesso è relativamente basso
e non si richiedono vogliono particolari licenze per entrare
a far parte del mondo internet.
Internet è ancora nella sua infanzia: l'infrastruttura
portnte é ancora in larga misura una rete analogica
di capacitá limitata, i programmi di navigazione e
i motori di ricerca sono disponibili al grande pubblico soltanto
da qualche anno; se dati e immagini corrono giá bene
sulla rete, le sequenze di immagini - cinema e televisione
- richiedono autostrade piú ampie e nuove tecnologie
di compressione dell'informazione digitale che stanno ancora
maturando. Ma le statistiche dimostrano che la partecipazione
a Internet cresce in modo esponenziale: se qualche anno fa
si prevedevano per il 1998 tre milioni di utilizzatori in
Europa, oggi sappiamo che ce ne sono giá diciotto milioni.
L'evoluzione di Internet riveste un'importanza strategica
perché essa propone nuovi modelli di organizzazione
e di impresa che anticipano i caratteri dell'economia del
futuro: scompaiono le gerarchie, il controllo centralizzato
di beni e processi fisici tipici della societá industriale,
emerge una nuova societá capace di adattarsi facilmente
alla dimensione mondiale, basata sui beni della conoscenza,
una societá piú disponibile alla mobilitá
sia in senso geografico che professionale e culturale. Si
puó avanzare l'ipotesi che organizzzioni estremamente
complesse come la societá dell'informazione non debbano
essere controllate dal centro ma dalla periferia, come nel
mondo biologico, un ambiente che nella sua complessitá
si autogoverna con leggi semplici, impregante in ogni suo
componente, senza che ci sia un unico punto di gestione centrale:
l'ordine si realizza attraverso l'interazione di un numero
grandissimo di entitá individuali, legate tra loro
da una fitta rete di collegamenti e di retroazioni.
Il fuoco alle polveri sul tema delle regole del commercio
elettronico é stato dato negli Stati Uniti: il 1 Luglio
1997 il Presidente Clinton annuncia un'iniziativa nel campo
del commercio elettronico suggerendo una collaborazione tra
l'industria e il governo, per promuovere su scala mondiale
un ambiente legale solido e uniforme per il commercio elettronico.
L'autore della proposta - il consigliere del Presidente Ira
Magaziner - suggerisce che il Governo non dovrá svolgere
compiti di polizia sulla rete ma incoraggiare invece il settore
privato ad autoregolamentarsi. L'iniziativa delinea l'obiettivo
di un mercato di libero scambio su Internet, indipendente
dalla giurisdizione in cui ogni particolare venditore o acquirente
risieda. L'industria americana accoglie con favore l'orientamento
liberista della proposta: troppe tasse o censure potrebbero
soffocare la formidabile impresa dell'Internet anche prima
di poter veramente fiorire. In Europa si teme che una politica
assolutamente liberista su Internet favorirá il sistema
economico piú forte e preparato e quindi l'industria
americana. Ma alla conferenza di Bonn del 6-8 Luglio 97 si
confermano anche da parte dell'Unione alcuni dei principi
ispiratori della proposta Clinton: liberalizzazione dei servizi
di telecomunicazione, tutela della privacy e della sicurezza
delle transazioni elettroniche, protezione della proprietá
intellettuale, nessuna discriminazione fiscale pro o contro
il commercio elettronico. Il Commissario europeo Martin Bangemann
lancia l'idea di una carta internazionale dell'internet.
In realtá la Direzione Generale di Bangemann sta giá
lavorando, dopo l'enorme lavoro per la liberalizzazione del
mercato delle telecomunicazioni, ad una iniziativa di rivisitazione
di tutta la legislazione in questo settore per tener conto
delle "invasioni di campo" rese possibili dalle
nuove tecnologie della voce e dell'immagine digitali e dalla
globalizzazione dei servizi via satellite. Bangemann - esponente
del pensiero liberale europeo - pensa ad una legislazione
leggera ed evolutiva, "per principi" - piú
che "per norme e proibizioni" - come si addice ad
una societá sempre piú complessa che vuole proteggere
e affermare i suoi valori ma che accetta la presunzione di
onestá e correttezza deontologica come funzionale alla
sostenibilitá stessa dei processi dell'economia. Su
queste basi non sembra impossibile stabilire un dialogo con
l'industria e raggiungere un accordo con gli Stati Uniti per
arrivare ad un documento politico comune su un metodo di coordinamento
internazionale, su base multilaterale, che riconosca le competenze
delle organizzazioni internazionali nelle singole materie
e che promuova la partecipazione del settore privato e delle
associazioni di categoria alla definizione delle nuove regole.
La scommessa politica della Commissione é di poter
formulare e approvare la carta nel corso del 1999, prima della
fine della legislatura. Il cantiere politico dell'Internet
é ormai aperto.
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