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LA GLOBALIZZAZIONE E IL NUOVO ORDINE MONDIALE.
DIBATTITO SULL'EUROPA ALL'ISTITUTO ASPEN DI LIONE

Franco Malerba, Deputato al Parlamento Europeo, 16-10-1998.

Si è tenuta nei giorni scorsi a Lione la riunione annuale dell'Istituto Aspen per un aggiornamento dell'analisi prospettiva della nostra società in marcia verso il prossimo millennio. Il prestigioso istituto internazionale, fondato nel 1949 da un industriale americano, è un organismo non schierato politicamente, che promuove lo scambio delle idee e la riflessione tra responsabili della politica e dell'economia nel mondo. L'efficacia del metodo Aspen risiede nel dialogo informale attorno ad una tavola rotonda - la tavola Aspen - ove ciascuno è al tempo stesso oratore ed ascoltatore del tema proposto. Non sono ammessi reporter nella sala e la garanzia dell'anonimato rispetto alle tesi proposte rende più facile a ciascuno dei partecipanti l'espressione sincera e immediata del proprio pensiero.

Questa volta il tema in discussione era la globalizzazione e i nuovi metodi per conseguire un ordine globale, una global governance si dice in inglese, con un termine difficile a rendere completamente in italiano. Io ero invitato in quanto relatore al Parlamento Europeo per l'iniziativa di definizione di una carta mondiale dell'Internet, che in parole più semplici vuol dire un'insieme evolutivo di regole e di principi cui tutti gli attori dell'Internet (utilizzatori, fornitori, operatori della rete…) dovranno conformarsi per permettere una crescita senza crisi del commercio elettronico e dei servizi telematici. Ma la discussione si è anche portata sul ruolo dell'Europa di fronte alle nuove sfide, sul suo futuro e sul suo cammino dell'integrazione, sulla sfida delle instabilità mondiali e sulla evoluzione della politica negli stati-nazione dopo la fine della guerra fredda.

I fenomeni della globalizzazione sono ormai sotto gli occhi di tutti, non c'è piú bisogno di sforzarsi a definire che cosa è la globalizzazione; dopo il collasso dell'Unione Sovietica e dopo l'ingresso in massa sul mercato del personal computer il mondo non è più lo stesso. Semmai è interessante scoprire e correlare le realtà che si succedono con grande rapidità sotto i nostri occhi, capirle e correlarle, in qualche modo anticiparle e alleviare l'ansia dell'incertezza, il costo dei ritardi nelle "correzioni di rotta".

Dalla tecnologia della comunicazione ci dobbiamo aspettare ulteriori avanzamenti: così come l'accessibilità del computer, soprattutto in termini di prezzo, è cresciuta vertiginosamente, anche nel settore delle telecomunicazioni dobbiamo aspettarci ulteriori riduzioni delle tariffe per effetto e non è lontano il giorno che il numero delle installazioni mobili (dei telefonini!) supererà quello delle installazioni fisse. Già il nuovo standard più UMTS sta per entrare sul mercato accanto al GSM aumentando la concorrenza e offrendo la possibilità di trasmissioni non solo vocali ma anche di dati e di immagini. Ma la rivoluzioni più spettacolare è quella dell'Internet, una nuova tecnologia di comunicazione di tipo individuale che grazie alla sua architettura di rete aperta rende possibile a ogni impresa ma anche a ogni cittadino di diventare editore a costi bassissimi: basta "aprire un sito" cioè su un aggregato di informazioni con un indirizzo telematico sulla rete, per avere il proprio giornale, il proprio messaggio commerciale, la propria proposta insomma, senza la mediazione di alcun "editore tradizionale" della carta stampata o della televisione.

L'emergenza di Internet prefigura una società più complessa e più competitiva, che valorizza la conoscenza e il talento, che offre nuovi potenti strumenti di scambio e di creazione di ricchezza agli individui, che porta un nuovo modo di lavorare "con le dita alla consolle e gli occhi allo schermo del computer" cui apparentemente i giovani si adattano molto più facilmente degli anziani, un mondo nuovo e affascinante dove assieme a straordinarie possibilità di rappresentazione dell'informazione, di apprendimento quasi divertente pure si profilano rischi di violazione della privatezza dell'individuo, di diffusione di informazione illegale o dannosa, di frode e di elusione fiscale.

Schematizzo le due scuole di pensiero a confronto : quella essenzialmente anglosassone e americana che privilegia l'autoregolamentazione, la "sanzione del mercato", che ritiene pregiudizievole codificare norme di comportamento prima ancora che le tecnologie si siano consolidate, che il consumatore abbia mostrato le sue propensioni e preoccupazioni; meglio lasciare la guida all'industria stessa, che ha un diretto interesse a che i nuovi sviluppi prosperino senza intoppi, si può arrivare semmai ad una serie di principi, di regole di galateo…

L'altra scuola di pensiero più europea (o francese?) invoca un approccio più "etico": come si può dare credibilità agli scambi e alle transazioni elettroniche senza un insieme di codici? E come si può dare valore universale alla legge senza legittimità democratica? Ma quali istituzioni politiche hanno la legittimità democratica "universale" assieme all'efficacia e alla credibilità tecnica per legiferare in un campo nuovo e di natura globale?

Un altro modo più conciliatorio e pragmatico di affrontare un problema così nuovo e di valenza pluridisciplinare - economica, culturale e sociale - potrebbe partire dalla domanda sono le nostre istituzioni abbastanza aperte per affrontare il cambiamento, per affrontare queste nuove sfide? Il pensatoio Aspen sembra rispondere di no. Gli stati nazionali, i parlamenti nazionali sembrano ancora ripiegati su se stessi sui loro problemi; il cittadino non ha l'impressione che vi si prendano in considerazione le loro preoccupazioni, le loro ansie - e non solo quelle dei più sfavoriti - perché il cambiamento tocca e mette in crisi anche strati sociali tradizionalmente "benestanti". Ma alcuni nuovi trend sono già visibili: la fine delle ideologie, la convergenza dei programmi di governo, la confusione dell'offerta politica, come capita proprio anche in Italia.

E il ruolo dell'Europa? L'Europa non può essere realisticamente un primattore della scena mondiale al rango degli Stati Uniti; gliene manca la capacità di influenza e di arbitraggio, la capacità militare - fatta di forze mobili su diversi scacchieri - gliene manca la capacità di trasferire le nuove tecnologie rapidamente dall'invenzione al mercato. Ma l'Europa può essere più che uno spettatore, deve essere un partecipante attivo del nuovo ordine mondiale attraverso la sua nuova coesione, attraverso l'espressione esterna di una linea comune coerente.

La costruzione europea ci dà ora la forza combinata del mercato unico e dell'Euro, della politica di libero scambio nella concorrenza assieme alla politica monetaria comune che già ora ci offre un certo livello di schermatura rispetto alle crisi finanziarie in provenienza dell'oriente. Alla "compatibilità con il disegno europeo" si dovranno ormai ispirare anche le politiche economiche degli stati nazionali e le loro nuove riforme nazionali, anche se non uniformi, dovranno essere sempre più compatibili a livello europeo. Primo banco di prova sarà la riforma dello stato assistenziale.

Prosperità, stabilità, libertà e solidarietà. Questi i quattro riferimenti che il lungo e riuscito cammino dell'integrazione europea irradia nel mondo. Qualcuno ha osservato che rispetto a due secoli fa era sparita la parola Eguaglianza. Ma l'analisi di questa sparizione è rimandata …al prossimo seminario.


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